Evoluzione di una Rich Internet Application con Apollo: origine e nascita di una tecnologia

(scritto da Emanuele Tatti, il giorno 19-03-2007 22:14)
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Adobe ha oggi rilasciato l'alpha pubblicadi Apollo. FlexGala brinda all'uscita di Adobe Apollo con una serie di articoli e tutorial per permettere agli sviluppatori di cominciare subito a creare rich desktop application (adesso bisognerà dire così :)).

Nel mondo del Web, da un paio di anni a questa parte, è andata sempre più aumentando  la necessità di creare applicazioni web che premettessero una  maggiore collaborazione tra desktop e browser, e con ciò intendiamo, molto velocemente, la possibilità di far interagire sempre più la macchina dell'utente con l'applicazione sul browser.

 

Diversi fattori hanno spinto verso questa via, tra questi hanno giocato sicuramente un ruolo importante lo sviluppo sempre più efficace e maturo di tecnologie facilmente utilizzabili anche da utenti non esperti (pensiamo ai risultati raggiunti oggi da browser come Opera o Firefox) e alla multimedialità dell'oramai sviluppatissimo Adobe Flash Player, nonché a una maggiore esperienza (potremmo definirlo “skill”) degli utenti finali.

 

Ancora prima di questi recenti risultati, la maggior parte dei lavori creati sul web si basavano prevalentemente su tecnologie come HTML e Javascript, e in alcuni casi si faceva ricorso a linguaggi server-side (come Asp o Php) per permettere all'utente di interagire con l'applicazione.

 

Oggi, come sempre, il mondo del Web sta intraprendendo nuove vie e come insegnano anche i  filosofi  (“Il futuro viene dal passato”)  ecco arrivare: AJAX, (Asincronous Javascript And XML).. Due “linguaggi” già conosciuti ma finalmente uniti per migliorare prestazioni e possibilità di innovazione (pensiamo a Gmail, ad esempio).

 

Al passo con i tempi come sempre, la Adobe ha premuto l'acceleratore su uno dei mezzi più versatili nel campo del web: il Flash Player. Questa volta però la nuova versione (giunta attualmente alla release 9) abbandona momentaneamente il fratello gemello (Flash) per esplorare i nuovi campi del web con un più recente prodotto molto valido: Adobe Flex.

 

Accostando quindi questi tasselli che vi abbiamo illustrato e facendo un rapido conto , il risultato può manifestarsi in maniera più chiara e va sotto un'unica parola: R.I.A (Rich Internet Application).

 

Il termine in se  non indica una tecnologia o uno specifico linguaggio, quanto la possibilità di dare all'utente finale una maggiore e più ricca interattività con l'applicazione sviluppata: integrare contenuti, comunicazione anche tra più utenti e altro ancora. Da un punto di vista tecnico invece si concentra sulla possibilità di una maggiore stabilità tecnica e di “performance” rendendo possibile lo sviluppo di applicazioni multi-piattaforma.

 

Tutto questo  ovviamente ha un suo rovescio della medaglia: considerare un target di utenti multi-piattaforma e di diversi Sistemi Operativi con problematiche eventuali annesse.

 

 

Ma è qui che si inserisce l'embrione del nuovo programma “Adobe Apollo”: un sistema multi-piattaforma che permetta di creare e distribuire le RIA sul desktop utilizzando tecnologie già in uso come: HTML, Javascript, Flash, Flex e Ajax.

 

Se è vero quindi, quanto esposto sopra,  è altrettanto vero che bisognerà superare già da subito alcuni problemi  che creano grattacapi  sia agli utenti che agli sviluppatori:il browser

 

Sin dagli inizi i browser erano stati creati per poter semplicemente visualizzare documenti  e quindi fondamentalmente per poter “sfogliare” varie pagine di vari siti, come spesso ci capita quando facciamo una ricerca.

 

Con applicazioni web invece possiamo incorrere in alcuni problemi che possono compromettere il normale funzionamento del  lavoro.

Ad esempio, muovendoci sul browser con il tasto “Indietro” o “Avanti” del menù di navigazione rischiamo involontariamente di “manomettere” l'applicazione forzando la stessa a passare da una pagina all'altra della cronologia, facendole perdere di conseguenza riferimento a informazioni o dati utili.

Molte volte, e la questione vale già oggi, applicazioni sviluppate sul web utilizzano la connessione a database. Un mancato od erroneo collegamento ad esso potrebbe provocare errori nel runtime del lavoro. Consideriamo inoltre che di norma l'utente medio non sa (e aggiungo non è tenuto) a sapere il funzionamento di un'applicativo,  non può rendersi conto quando il problema sovraesposto può verificarsi.

 

Quanto detto si va a collegare in un contesto più ampio che riguarda fondamentalmente l'usabilità dell'applicazione, quella che in gergo va sotto il nome di UI (User Interface). Creare cioè un ambiente accessibile agli utenti, quindi “comprensibile” nella maniera più universale possibile. Un errata predisposizione dell'interfaccia può nella maggioranza dei casi compromettere l'applicazione o confondere l'utente nella navigazione.

 

Ci sono poi dei problemi tecnico-oggettivi. A tutt'oggi non possiamo, ad esempio, muovere tramite la tecnica del “drag&drop” dei file da una nostra cartella locale alla finestra del browser, con conseguente passaggio delle informazioni su file, cartelle, ecc... .

A questo mettiamo anche la difficoltà che possono incontrare gli sviluppatori nel creare applicazioni multi-browser, le diverse funzionalità delle API degli stessi, con conseguente incremento di lavoro e quindi costi di produzione.

 

Quello che, pertanto, tenterà di risolvere Apollo, sin da oggi , sarà proprio questo: aprire la porta che divide per ora due compartimenti stagni (il desktop e le applicazioni web) attraverso una propria chiave (runtime).




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